Malinconico e dolente ma almeno altrettanto romantico, San Junipero è forse la gemma più splendente della terza stagione di Black Mirror.                      Con l’eccezione di White Bear, che però ha un inizio più caotico e confusionario, nel suo presentarci la tecnologia che farà da perno alla storia di un episodio, di solito Black Mirror ci lancia più o meno immediatamente in un mondo nuovo, per poi proseguire con il mostrarci gli effetti di questa tecnologia nella società distopica in questione. In San Junipero, però, lo sceneggiatore Charlie Brooker inizialmente ci fa scoprire le protagoniste, lasciando solo qualche indizio su quello che sta realmente succedendo. In questo modo noi abbiamo il tempo di conoscere Kelly e Yorkie, di scoprire i loro desideri e i loro obiettivi senza essere influenzati dalla realtà dei fatti. E così veniamo subito messi di fronte a un forte contrasto fra le due.

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Piano piano, però, i dialoghi ci portano a comprendere che quella che all’apparenza sembrava solamente un’avventura di due giovani donne, si rivela essere qualcosa di molto più profondo: siamo in realtà in un futuro più o meno prossimo in cui sia la coscienza dei vivi che quella dei morti viene trasferita in un ambiente simulato al computer, in cui queste persone possono essere turisti (nel primo caso) o dei veri e propri abitanti (nel secondo), vivendo con nostalgia in simulazioni di epoche passate.

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E’ la puntata di Black Mirror che mi ha scosso di più, dalle ambientazioni di epoche passate alle fantastiche note di “Heaven Is a Place on Earth”.  Che senso ha l’eternità se non la puoi passare con chi ami?

San Junipero è piaciuto talmente tanto che Brooker, in un’intervista a Anabel Jones di Hollywood Reporter ha dichiarato di aver preso in considerazione l’idea di dare un seguito all’episodio.

Stringiamo le dita.

 

 

DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

VOTO 9

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