Doveva essere pazzesco prima del sistema. Bè, le persone dovevano scegliere da sole un ipotetico partner, non avevano nessun aiuto. Poi le cose potevano andare male. Se finiva dovevano trovare il modo di lasciarsi.

La 4a stagione di Black Mirror (disponibile su Netflix) è la più controversa e dibattuta, tra chi dice che sia diventata troppo commerciale e chi sostiene che sia all’altezza delle altre. Tra questi due fuochi, un episodio emerge per la sua struggente bellezza, “Hang The Dj” diretto da Timothy Van Patten. Tutta la stagione, formata questa volta da sei episodi, verte sul tema dei ricordi, del futuro che non c’è, della lotta per la sopravvivenza.
Ma non Hang the DJ.
In mezzo a tutti gli altri episodi il quarto arriva come una ventata, come un piccolo unico barlume di speranza per il futuro, anche se sempre pagato a carissimo prezzo.

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Come in tutti gli altri episodi della celebre serie, ci troviamo in un indistinto futuro distopico, dove ognuno ha un Coach, un’interfaccia di sistema che organizza degli incontri con varie persone sulla base delle caratteristiche personali di queste.
Arrivati in un luogo prestabilito i due pretendenti si conoscono a cena, dove possono scoprire, tassativamente insieme, per quanto tempo si frequenteranno. Il tempo è variabile, la durata può essere di ore come di anni. Dopo la cena vengono portati nella casa dove la relazione verrà vissuta. Quando il tempo scade, i due devono separarsi.

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La storia dei due protagonisti è un dito che passa sulla finestra appannata e rivela che la verità non sta nelle regole e nelle imposizioni, ma nelle nostre relazioni con gli altri, in quello che sentiamo e facciamo insieme. La libertà è fuori dalle convenzioni, è la falla nel sistema, è due corpi che si rivoltano.
Hang the DJ, si rivela così un piccolo faro in un futuro incerto, un barlume di consapevolezza della nostra forza vitale e della nostra capacità di rivoluzionare tutto, completamente.

 

DA VEDERE ASSOLUTAMENTE

VOTO 8

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