ARTICOLO DI SILVESTRO IANDOLO

Qual è il modo per entrare in una trappola senza che ti prendano, sapendo che ti sta aspettando la cavalleria? Il modo è mettendo in fondo la cavalleria.

La seconda parte del (capo?)lavoro di Alex Pina La casa de papel è visibile ufficialmente su Netflix a partire da Venerdì 6 Aprile 2018 e noi di Cinemania abbiamo potuto terminarla e recensirla per voi.

All’interno di questo articolo non vi saranno spolier sulla parte due, pertanto se non avete ancora avuto modo di concluderla, niente paura.
Facendo un’analisi psico-comparativa de La casa di carta, emerge quanto siano sostanzialmente due gli aspetti fondamentali che compongono l’intera vicenda: L’AMORE e LA CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI.
Come da stessa ammissione del regista: “Lo stile e il tono di Tarantino sono una fonte di ispirazione evidente per quel che riguarda l’ambiguità morale e le domande sul bene e il male”, però quello che accomuna ancor di più Tarantino e Pina, resta il modo in cui costruiscono i loro personaggi. Basti pensare al primo film del regista del Tennessee Le Iene, in cui, ironia della sorte, il piano prevede un colpo,una rapina e ad ognuno dei protagonisti viene affibbiato uno pseudonimo (Mr. White, Mr.Orange, Mr.Blonde, Mr.Pink, Mr.Brown, Mr. Blue). Allo stesso modo, i protagonisti della rapina alla Zecca di Stato spagnola, assumono identità nascoste da nomi di città(non di colori, ndr) disparate in tutto il mondo (Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinki, Oslo). La parte che è stata di Eddie “il bello” e Joe Cabot è adesso assegnata al Professore, vero e proprio direttore del casting e regista di quella che nasce come la più grandiosa rapina che la mente umana abbia mai concepito. Se le due rapine avranno lo stesso epilogo non potete saperlo, l’unico modo per farlo sarebbe terminare le nove puntate che vi separano dalla fine di questa avventura tutta spagnola.

Tornando alla questione dei personaggi, cosa rende i protagonisti de La casa de papel diversi e allo stesso tempo uguali fra loro? Quale elemento diventa determinante ai fini della loro evoluzione?
Sicuramente quando abbiamo a che fare con ladri professionisti, come spesso accade, ci troviamo di fronte a passati difficili da analizzare e spesso influenzati da traumi familiari che finiscono per marcare indelebilmente il lato umano di ogni singola persona. Il risultato è una squadra di ricercati che vede nel colpo ideato meticolosamente dal Professore, l’unica via d’uscita da un passato turbolento ma soprattutto, un gigantesco tasto rewind che permetterebbe loro di ripartire da zero, o meglio, da sei zeri.

C’è però un fattore che diventa una variabile impazzita all’interno dello sviluppo della trama: l’amore.
Che sia l’amore tra padre e figlio, madre e figlia, fratello maggiore e fratello minore, marito e amante, ladro e poliziotto, collega e superiore, non ha importanza. L’amore finisce con lo sconvolgere ogni logica e abbattere ogni barriera, d’altronde non sarebbe amore se così non fosse. Ne La casa di carta, dove c’è un piano studiato nei minimi dettagli, dove ogni rischio viene calcolato e aggirato, dove ad un certo punto diventa difficile distinguere il bene dal male, il Professore si ritrova nel bel mezzo di una partita a scacchi in cui, oltre ai trentadue pezzi a disposizione dei giocatori, subentra una pedina inedita a forma di cuore, senza controllo o restrizioni di movimento, che comprometterà inevitabilmente il finale di incontro. Chi la spunterà?

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