ARTICOLO DI : ALESSANDRO PAP

Siamo nel futuro.

Una razza aliena ha invaso la Terra. Predatori  letali, indistruttibili, ma ciechi, hanno decimato  la razza umana grazie al loro udito ipersviluppato che gli permette di ghermire le prede al minimo rumore. L’unica speranza, il silenzio, evitare qualsiasi rumore. Un piccolo prologo ci presenta i protagonisti, la famiglia Abbot, madre padre e tre figli piccoli, che si muovono tra lande desolate alla ricerca del necessario per sopravvivere, aiutati dal fatto del saper comunicare tramite il linguaggio dei segni per via della sordità della figlia piccola. Una tragedia segna il loro percorso, segnando irrimediabilmente la loro vita.

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Li ritroviamo 472 giorni dopo, alle prese ancora con la sopravvivenza, con un piccolo problema in più: la signora Abbot, la bellissima Emily Blunt, è incinta, ed è vicina al giorno del parto, cosa ovviamente pericolosa data la situazione. Da qui in avanti, una serie di incidenti porteranno i protagonisti in un’escalation di pericoli a cui dovranno far fronte per salvarsi.

“A quiet place” è un classico film horror, che però prende il tema del silenzio e ne dà due letture particolari. Da un lato lo estremizza nella classica sfaccettattura dei film horror : qui non ci sono nemici da cui nascondersi e non farsi trovare, qui il silenzio deve essere parte della tua vita, parte dei gesti quotidiani più banali, il pericolo non si vede, ma c’è, è sempre presente, e al minimo rumore, al minimo sussulto, la tua vita può giungere al termine . Lo spettatore entra nel clima dalle prime battute ,la tensione lo accompagna per tutta la durata ed è un crescendo fino alle battute finali.  Ma non è solo questo.

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Il silenzio in questo film è anche una metafora sull’incomunicabilità genitoriale, sull’amore per i propri parenti e sul non riuscire ad esprimere il bene che vogliamo, o la rabbia che abbiamo dentro.

“Noi cosa siamo, se non li proteggiamo” recita la madre in uno dei pochi momenti parlati, riferendosi ai propri figli.

Forse può essere una frase scontata, ma il rapporto dei vari componenti della famiglia durante il film riesce anche a commuovere, dando una accezione particolare a questo horror. In più il fatto che tutte le emozioni siano portate a noi tramite il linguaggio del corpo, ma soprattutto del viso, rende il tutto veramente peculiare, grazie soprattutto alla performance degli attori.

Su questi, non si può non citare la fantastica Emily Blunt: la sua espressività potrebbe reggere in piedi qualsiasi film, e qui la ritroviamo ai livelli de “La ragazza del treno” , la sua grandezza attoriale è sicuramente uno dei motivi per cui questo film andrebbe visto anche a dispetto del genere.

“A quiet place” può essere quindi quello che nel genere viene definito una chicca, un horror con varie sfaccettature che lo rendono molto particolare e interessante, non il solito “corri e nasconditi o verrai ucciso”

Consiglio speciale

Se decideste di andare a vederlo cercate orari in cui la sala è meno gremita, soprattutto se odiate gli sgranocchiatori seriali e gente che a cinema viene per fare chiacchiere (ma poi perché vengono a cinema?) Il film come si  può capire dalla trama è molto silenzioso, quindi il suono provocato dallo sgranocchiare di cipster e dalle ciarle degli altri avventori potrebbe risultare un frastuono, e trasformare voi in delle creature assetate di sangue!! argh

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