Suspiria – L’orrore alberga a Berlino.

Suspiria, rivisitazione del classico horror di Dario Argento, secondo il regista Luca Guadagnino, è ambientato in Germania negli anni 70 dove una ballerina americana si iscrive alla Tanz Akademie per seguire i suoi prestigiosi corsi di danza, ma quando inizieranno a scomparire alcune ragazze scoprirà che l’istituto, fondato dalla potente e malvagia strega, la Mater Suspiriorum, è una copertura per lo studio delle scienze occulte. Il film, arricchito dalla colonna sonora di Thom Yorke, leader dei Radiohead, vede come protagonisti principali Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloë Grace Moretz e Jessica Harper.

Sono due le vie possibili quando ci si accosta a un classico: mantenersi aderenti all’originale attualizzandolo là dove possibile o tradirlo a favore di una rilettura personale. Luca Guadagnino sceglie la seconda via, anzi, la porta all’estremo, con buona pace dei fan di Dario Argento. Al di là di una evidente fascinazione per il mito alla base di Suspiria, la leggenda delle tre madri, è evidente che a Guadagnino non interessa rielaborare l’originale. A dirla tutta, è difficile perfino collocare Suspiria nel genere horror, visto che ne tradisce ritmo e regole a favore di una riflessione personale su maternità, femminilità e senso di colpa.

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L’orrore alberga a Berlino

Nel suo Suspiria, Luca Guadagnino sposta l’azione da Friburgo a Berlino. Se la Friburgo di Dario Argento era una città tenebrosa, ma non particolarmente riconoscibile, l’ambientazione berlinese, per Guadagnino, è essenziale al discorso che vuole portare avanti. La capitale tedesca, nel 1977, è una città non pacificata, sospesa tra due conflitti, la Seconda Guerra Mondiale, che ha segnato profondamente gli abitanti, e il terrorismo dei gruppi estremisti di sinistra. Susie Bannon (Dakota Johnson) entra a far parte della misteriosa scuola di danza di Madame Blanc (Tilda Swinton) proprio nei giorni in cui la banda Baader-Meinhof dirotta un aereo della Lufthansa prendendone in ostaggio i passeggeri e vicina alle idee dei terroristi è anche una delle ballerine della scuola, Patricia (Chloe Moretz). La stessa scuola di danza di Madame Blanc, ben diversa dallo spettrale edificio scelto da Dario Argento, assimilabile quasi a un castello di qualche tetra fiaba, è una grigia costruzione che si erge a fianco del Muro.

Per immergere lo spettatore in questo contesto, Luca Guadagnino si prende tutto il tempo necessario creando perfino una storia parallela e distinta dall’ingresso di Susie Bannon nella scuola di danza. Storia che coinvolge un anziano psicanalista a cui Patricia si è rivolta in cerca di aiuto, immerso nei ricordi del passato e afflitto dalla perdita della moglie, scomparsa nel nulla durante la Guerra. Il contesto socio-politico penetra nel quotidiano della scuola di danza, perfino le streghe che vi insegnano commentano le gesta della banda Baader-Meinhof a colazione alternando la visione del tg alle loro raccapriccianti pratiche. L’andamento del film presenta un’insolita lentezza, dedicando ampia attenzione a location, paesaggi e personaggi. A interrompere questo status quo intervengono improvvise accelerazioni in coincidenza con le raccapriccianti scene che tanto hanno terrorizzato gli spettatori che le hanno viste in anteprima al Cinema-Con la scorsa primavera.

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