“Fino all’ultimo respiro” il film manifesto della Nouvelle Vague

TRAMA
Michael (Jean Paul Belmondo), un “losco” uomo marsigliese ruba un’auto e corre verso Parigi. A causa di una banale infrazione è costretto, dopo un inseguimento, ad uccidere un uomo della polizia. Arrivato a Parigi incontra Patricia (Jean Seberg), dopo una breve e tormentata storia d’amore la ragazza lo denuncia. Con questa opera prima Jean-Luc Godard firma il film manifesto della Nuovelle Vague.

La storia del film:jean-luc-godard-14

Parigi 16 marzo 1960: data della prima proiezione pubblica di “Fino all’ultimo respiro”. A detta di molti questa data è l’inizio del cinema moderno. Il primo film di Godard decreta la fine di un cinema francese, fino ad allora, improntato sulla sceneggiatura letteraria e su un sistema di narrazione e di recitazione di stampo teatrale. La critica lo osanna per le sue innovazioni linguistiche, il pubblico per la storia d’amore vera dei due amanti.

Godard come saprete era una delle penne più affilate della prestigiosa rivista Cahiers du Cinéma, aveva contribuito ad accusare la tradizione francese opponendovi il nuovo cinema americano.

 

LO SPLENDORE DEL VERO02.jpg

Dopo varie proiezioni clandestine del film, non si aspettava altro che l’uscita ufficiale di questa pellicola giovane sui giovani che si impadroniscono della città. Film senza un vero soggetto e una storia, che rifiuta la sceneggiastura e fa un uso folgorante del dialogo. Il budget era ridottissimo: invece dei binari per fare le carrellate sulle Champs-Élysées misero la macchina da presa sopra un carrello della spesa. Sempre nelle scene di passeggio le comparse guardano tutte in macchina, proprio perchè le scene erano rubate dal vivo. Il direttore della fotografia Coutard era in realtòà un paparazzo, per questo Godard lo sceglie, appunto per riuscire a ottenere la migliore fotografia nelle situazioni più difficili. Andrè Bazin parlando del film “da prova di quella bellezza che egli ricerca e che si definisce lo splendore del vero

 

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Gli autori di questo movimento esordiscono con film molto diversi tra loro però uniti da una cosa: le condizioni di produzione e realizzazione. Figli di una rivoluzione tecnica che stava portando a una maggiore leggerezza e flessibilità degli strumenti di ripresa : Chabrol, Truffaut, Rohmer, Rivette e Godard cominciano a girare senza un vero piano di produzione, con troupe ridotte e avendo per guida inquadrature di altri film. Girano con la volontà di abbattere le regole stabilite.

 

IL MONTAGGIOJean-Paul-Belmondo-Fino-allultimo-respiro.png

Il film durava più di due ore ma l’ accordo con il produttore era che dovesse durarne massimo novanta minuti, quindi Godard si ritrova a dover tagliuzzare il film, creando un nuova modalità di linguaggio (attraverso jump cut) che afferma la priorità del frammento rispetto all’unità del racconto.

Ciò che volevamo era il diritto di filmare dei ragazzi e delle ragazze in un mondo reale e che questi, vedendo il film, fossero sorpresi, loro, di essere sé stessi e al mondo. Jean Luc Godard

 

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