Una rivoluzione audiovisiva chiamata “Indie”.

La parola “indie” non identifica un genere musicale preciso bensì comprende tutti quei cantanti che non sono associati a grosse case discografiche, le cosiddette “major”, e (soprattutto) non sono stati lanciati da un talent show televisivo.

Proprio per questo motivo, oserei parlare di rivoluzione, come tale d’altronde da essere rottura di un canone è diventata essa stessa un canone.

Venivamo in Italia da anni di talent show che sfornano musicisti tutti uguali, dandogli una visione con dei budget spropositati a tal punto da rendere quasi impensabile ogni tipo di confronto tra un autore “libero” a uno uscito da un talent. L’unica maniera per avere visibilità sembrava essere quella del talent, invece così non è stato (menomale!).

Certo i talent hanno ancora la loro importanza, ma come possiamo notare quanti autori provenienti dai talent negli ultimi 5 anni sono ora all’attivo? Forse tutti ma non lo sappiamo, perchè la gente ama il programma in sè a prescindere da chi vi stia partecipando, certo si tifa per uno piuttosto che per un altro ma, finito il talent finito il tifo… l’anno prossimo si tiferà per qualcun’altro.

Ma ora veniamo a noi… L’indie italiano nasce intorno ai primi anni Duemila, con artisti come Tre allegri ragazzi morti e i Baustelle, che con il loro “Sussidiario illustrato della giovinezza” sembrano prendere il posto degli Afterhours di Manuel Agnelli e i Marlene Kuntz, che negli anni Novanta erano le band di rock alternativo di maggior successo.

Arrivano poi gli Offlaga Disco Pax nel 2005 e nel 2007 fa la comparsa il progetto del cantautore Vasco Brondi, Le luci della centrale elettrica. Nello stesso anno nasce la 42 Records, etichetta indipendente che intuisce il bisogno di una voce fuori dal coro nel panorama musicale italiano.

Nel 2010 un ventiquattrenne romano, Niccolò Contessa, nascosto dietro lo pseudonimo I Cani, comincia a far girare dei video su YouTube che, nel giro di pochi mesi e grazie all’avvento di Facebook, diventano presto virali. Con il successo di “Il sorprendente album d’esordio de I Cani”, Contessa viene messo subito sotto contratto dalla 42 Records, etichetta con la quale rimane tuttora sotto contratto, in attesa che esca il nuovo album che sta lasciando con il fiato sospeso tutti i fan.

L’indie però trova la sua consacrazione con autori come Calcutta e Liberato.

I quali, attraverso i loro videoclip (regia di Francesco Lettieri), cambiano completamente l’orizzonte del mondo videoclipparo che andava sempre più verso una finta qualità, finta perchè era solo quantificabile in pixel che in contenuti (2k o 4k o quello che vi pare). TEVOGLIO

Mentre tutte le major girano questi videoclip “perfetti” sempre in termini di definizione, Lettieri con Calcutta girano in pellicola un piano sequenza lungo esattamente quanto la canzone “Pesto”. Il video è bellissimo, magistralmente diretto da Lettieri, il quale ci dimostra che la qualità non è nella definizione ma in cosa metti nel quadro.

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Non abbiamo la presenza di volti noti del cinema o della televisione, cosa che fanno sempre di più le major, ma persone “normali” o attori non noti al grande pubblico. I volti sono quelli del mondo di tutti i giorni.

Le location non sono più quelle degli studi con luci settate, lens flare a manetta e montaggio a tempo. Si gira per strada, Calcutta racconta il suo mondo e Liberato racconta la sua Napoli e la sua storia d’amore divisa in più videoclip che raccontano momenti diversi che l’ascoltatore deve ricostruire come si fa con i puzzle.

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In più abbiamo la rottura totale con l’immagine standard che deve avere una star della musica con Liberato, ragazzo senza figura e senza identità.

Ma chi è veramente Liberato? Le teorie si sprecano. Quello che sappiamo è che senza accorgercene qualcosa nella musica è cambiato, per poi, come tutte le cose, restare com’è. Ora Calcutta, The Giornalisti e tanti altri sono parte integrante del sistema musicale e quindi le cose cambieranno, però questa piccola rivoluzione c’è stata e sono contento di averla vissuta e analizzata.

Una cosa è certa: il cinema nei videoclip indie, ci ha raccontato meglio di quanto lo abbiano fatto i film (di questi anni)  in sala.

Vi lascio con questi tre stupendi videoclip.

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