SLENDER MAN altrochè il solito “teen horror”…

SLENDER MAN

Regia: Sylvain White. Anno: 2018

 

Alcune amiche adolescenti vivono stretta la cittadina del Massachusetts dove abitano e favoleggiano di scappare e vivere altrove. Nel frattempo, per passare la serata, decidono di fare come alcuni loro amici maschi e di evocare il misterioso Slender Man, entità maligna di cui si favoleggia su internet: può manifestarsi, si dice, in varie forme ed è dotato di poteri ipnotici che rendono inermi le sue vittime. Naturalmente, non pensano esista sul serio. In ogni caso, compiono il rituale di evocazione. Niente sembra succedere, perciò le ragazze passano ad altro. Una settimana dopo, Katie, una delle ragazze, scompare misteriosamente nel bosco. Il papà di Katie, disperato, dà fuori di matto. Le ragazze si sentono in colpa e cominciano a pensare che dietro a quella sparizione possa davvero esserci Slender Man. E pensano che solo entrando in contatto con quell’essere mostruoso e misterioso possono sperare di riportare indietro Katie. Naturalmente, il compito non è per niente facile e richiede che si mettano in gioco con tutte loro stesse.

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Slender Man è un horror molto particolare, diverso dalla media di quelli che siamo abituati a vedere ultimamente. Merito della produzione indipendente (sostenuta poi dalle major per la distribuzione, Sony in USA e Warner in Italia) e della confezione a cura di due artisti europei, il regista francese Sylvain White e il direttore della fotografia di origini italiane Luca Del Puppo. Slender Man è un horror che non abusa dei jumpscare (pur utilizzandoli in un paio di occasioni): è più un horror psicologico e d’atmosfera, di sensazioni, di turbamenti. Pur avendo per protagoniste delle teenager, ed essendo ambientato in un classico liceo americano, è piuttosto lontano dai teen horror che siamo abituati a vedere ultimamente (vedi, per fare un esempio recente, Obbligo o verità).

CONSIGLIATO

VOTO: 7

 

 

 

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Venezia 2018 ecco i vincitori. Netflix cambia la storia del festival…

Il Leone d’oro di Venezia è andato a «Roma» del regista messicano Alfonso Cuaron. Il film in bianco e nero, pieno di amarcord e sentimenti , aveva conquistato critici e pubblico ed era dato come favorito.

La giuria presieduta da Guillermo del Toro (vincitore lo scorso anno del Leone d’Oro con «La forma dell’acqua», poi trionfatore agli Oscar) ha dunque confermato le previsioni assegnando il premio principale del festival al film targato Netflix. Di fatto questo è anche il primo Leone d’oro che va a un film prodotto per lo streaming: sarà a dicembre sulla piattaforma in contemporanea con alcune sale selezionate.

La pellicola si svolge nel 1971 e racconta la storia di una famiglia di Città del Messico: Roma è infatti il nome di un quartiere della capitale messicana.

Gli altri premi

– Leone d’argento – Gran premio della giuria a «The Favourite» di Yorgos Lanthimos

– Leone d’argento – Premio per la migliore regia a Jacques Audiard per il film «The Sisters Brothers»

– Il premio per la migliore sceneggiatura va «The ballad of buster scruggs» di Joel & Ethan Coen

 

– Premio speciale della giuria a «The Nightingale» di Jennifer Kent, unica regista donna presente nel concorso principale della Mostra.

 

– La coppa Volpi per il miglior attore a Willem Dafoe nel film «At eternity’s gate» di Julian Schnabel. I premio per la migliore attrice va invece a Olivia Colman nel film «The favourite» di Yorgos Lanthimos

— Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente a Baykali Ganambarr nel film «The Nightingale» di Jennifer Kent

Cosa guardare su Netflix – elenco aggiornato a Settembre 2018

Cosa guardare su Netflix è una domanda valida tutto l’anno, ma ancora di più quando si rientra in città dopo le vacanze e si torna alla routine, fatta sì di studio e lavoro ma anche delle nostre amate serate da dedicare a film e serie tv. D’altra parte ad attenderci ci sono tantissimi nuovi titoli da non perdere, vecchi film da (ri)vedere e serie tv in grado di tenerci incollati allo schermo per tutta la prossima stagione. Insomma, mentre si accorciano le giornate per fortuna lo streaming ci viene in aiuto e film e serie tv sono lì pronti a farci compagnia fino a tarda sera.

La quantità di titoli in catalogo rende difficile decidere cosa vedere?

Vi aiutiamo noi, aggiornando di mese in mese l’elenco di serie tv da vedere e disponibili su Netflix.

Per fare il punto sulle nuove uscite, ripassare i titoli migliori dell’anno passato da recuperare, e aiutarvi a decidere cosa iniziare a guardare adesso, i titoli da vedere su Netflix sono divisi in due elenchi, il primo dedicato alle serie tv e l’altro ai film.

Maniac

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Debutto in contemporanea mondiale per la serie tv con Emma Stone. La serie più attesa dell’autunno racconta la storia di Annie Landsberg (Emma Stone) e Owen Milgrim (Jonah Hill), due sconosciuti che arrivano all’ultima fase di una sperimentazione farmaceutica. Ma le cose non vanno come previsto. (Dal 21 Settembre)

 

The good cop

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Dall’autore di Detective Monk arriva The Good Cop, una nuova serie originale Netflix con Tony Danza, che interpreta un disonorato, ex ufficiale della polizia di New York che non ha mai seguito le regole, e Josh Groban, nel ruolo di suo figlio Tony, un serio, ossessivamente onesto Detective della polizia di New York che ha il dovere di seguire sempre le regole. Una serie poliziesca sì, ma con i toni della commedia. Tutti gli episodi disponibili dal 21 settembre.

 

Atypical

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Decisamente toccante, «Atypical» ha per protagonista un diciottenne di nome Sam (interpretato da Keir Gilchrist). Il ragazzo è affetto dalla sindrome dello spettro autistico e questo sconvolge la vita della sua famiglia, iniziando un viaggio di crescita personale alla ricerca di indipendenza, amore e approvazione. (Seconda stagione dal 7 Settembre)

 

Insatiable

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Una nuova produzione Netflix. Protagonista è Patty, o Fatty Patty, un’adolescente bullizzata dai compagni di scuola finché non si trasforma in una ragazza «hot» e decide di prendersi una vendetta su tutti i suoi persecutori. I 13 episodi della prima stagione saranno disponibili dal 10 Agosto.

 

Disincanto

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Dieci puntate di un nuovo cartone firmato dal papà dei Simpson e Futurama, Matt Groening. Ambientata in un universo di fantasia chiamato Dreamland ha per protagonista una principessa che preferisce il gioco d’azzardo alla vita di corte, un elfo stufo di avere intorno solo gente felice e una creaturina demoniaca il cui compito è quello di convincere Bean (la principessa) a prendere le decisioni sbagliate. Su Netflix dal 17 Agosto.

 

Riverdale

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Un teen drama che racconta la vita di Archie Andrews a Riverdale, una piccola città che dietro l’immagine perfetta nasconde come sempre molte oscurità. Finita l’estate, in cui Jason Blossom è rimasto ucciso in un incidente in barca, Archie nasconde un segreto: il giorno in cui è scomparso ha sentito un colpo di arma da fuoco. Nel cast anche il fu Luke Perry di Beverly Hills 90210.

 

Orange Is The New Black

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Su Netflix si trovano tutte e sei le stagioni di «Orange Is The New Black», serie tv che ci porta all’interno di un carcere femminile dove vengono raccontate le storie personali, sentimentali e penali di un gruppo di donne, a partire dalla protagonista Piper Chapman (Taylor Schilling), finita dentro per amore. (sesta stagione dal 27 luglio)

Aladdin, terminate le riprese del film in live-action con Will Smith

Mena Massoud, protagonista del prossimo Aladdin il live-action della Disney, ha annunciato su Twitter che le riprese del film sono terminate proprio ieri. Il film come noto è stato diretto da Guy Ritchie, reduce dall’insuccesso dello sfortunato ma a nostro avviso meritevole King Arthur.

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Oltre a Massoud nel ruolo di Aladdin troveremo nel cast anche Naomi Scott in quello della principessa Jasmine e soprattutto il due volte candidato all’Oscar Will Smith (Ali, La ricerca della felicità) nei panni scatenati del Genio della Lampada. In ruoli secondari recitano anche Marwan Kenzari che sarà il cattivo Jafar e Navid Negahban, il quale invece vestirà i panni del sultano padre di Jasmine.

Impossibile non ricordare che questa è la versione in live-action del classico Aladdin uscito nel 1992 e vincitore di due premi Oscar. Il film si rivelò uno dei maggiori successi commerciali della Disney, e  nel cast di  doppiatori annoverava il grande Robin Williams, il quale prestò estro e voce al Genio. Il film venne diretto da John Musker e Ron Clements, due dei più grandi registi al servizio della Disney: tra le loro opere infatti troviamo La sirenetta, La principessa e il ranocchio e il recente Moana.

Aladdin arriverà nelle sale americane nell’estate del 2019. Tra i progetti in live-action della Disney già realizzati ricordiamo Alice nel paese delle meraviglie, Il libro della giungla, La bella e la Bestia. Sono in arrivo invece Dumbo, Il re leone, Mulan e molti altri. Forse addirittura troppi…

Lo schiaccianoci, il film coloratissimo di Disney. Ecco il trailer e la data di uscita in Italia

C’è un mondo fatato in pericolo e spetta a una giovane principessa sobbarcarsi il compito di salvarlo: il 31 ottobre uscirà nelle sale cinematografiche italiane ‘Lo schiaccianoci e i quattro regni’, fantasy/drama prodotto da Walt Disney Pictures. Il trailer ufficiale in italiano ci consente di fare il punto su ciò che ci aspetta.

LO SCHIACCIANOCI E I QUATTRO REGNI

Il film è l’adattamento per il grande schermo del racconto ‘Schiaccianoci e il re dei topi’ di E. T. A. Hoffmann e del balletto ‘Lo schiaccianoci’ di Cajkovskij: gli autori della sceneggiatura sono l’esordiente Ashleigh Powell e il veterano Tom McCarthy, premio Oscar per ‘Il caso Spotlight’.

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LO SCHIACCIANOCI, LA TRAMA
La storia è quella di una giovane fanciulla che giunge in uno strano e misterioso mondo parallelo. Qui scopre di essere colei che può aiutare la terra dei fiocchi di neve, quella dei fiori e quella dei dolci ad affrontare la minaccia di un quarto e malvagio regno, dimora della terribile Madre Ginger.

IL CAST
Ci sono un sacco di volti noti: la protagonista Clara è interpretata da Mackenzie Foy (‘Interstellar’), il suo padrino Drosselmeyer da Morgan Freeman (‘Million Dollar Baby’), la Fata Confetto da Keira Knightley (‘Pirati dei Caraibi’) e la perfida Madre Ginger da Helen Mirren (‘The Queen’). Abbiamo poi il soldato Philip, che ha il volto di Jayden Fowora-Knight (visto in un piccolo ruolo nel film ‘Ready Player One’) e la Ballerina che è interpretata da Misty Copeland, prima étoile di colore nella storia degli Stati Uniti.

Suspiria – L’orrore alberga a Berlino.

Suspiria, rivisitazione del classico horror di Dario Argento, secondo il regista Luca Guadagnino, è ambientato in Germania negli anni 70 dove una ballerina americana si iscrive alla Tanz Akademie per seguire i suoi prestigiosi corsi di danza, ma quando inizieranno a scomparire alcune ragazze scoprirà che l’istituto, fondato dalla potente e malvagia strega, la Mater Suspiriorum, è una copertura per lo studio delle scienze occulte. Il film, arricchito dalla colonna sonora di Thom Yorke, leader dei Radiohead, vede come protagonisti principali Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloë Grace Moretz e Jessica Harper.

Sono due le vie possibili quando ci si accosta a un classico: mantenersi aderenti all’originale attualizzandolo là dove possibile o tradirlo a favore di una rilettura personale. Luca Guadagnino sceglie la seconda via, anzi, la porta all’estremo, con buona pace dei fan di Dario Argento. Al di là di una evidente fascinazione per il mito alla base di Suspiria, la leggenda delle tre madri, è evidente che a Guadagnino non interessa rielaborare l’originale. A dirla tutta, è difficile perfino collocare Suspiria nel genere horror, visto che ne tradisce ritmo e regole a favore di una riflessione personale su maternità, femminilità e senso di colpa.

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L’orrore alberga a Berlino

Nel suo Suspiria, Luca Guadagnino sposta l’azione da Friburgo a Berlino. Se la Friburgo di Dario Argento era una città tenebrosa, ma non particolarmente riconoscibile, l’ambientazione berlinese, per Guadagnino, è essenziale al discorso che vuole portare avanti. La capitale tedesca, nel 1977, è una città non pacificata, sospesa tra due conflitti, la Seconda Guerra Mondiale, che ha segnato profondamente gli abitanti, e il terrorismo dei gruppi estremisti di sinistra. Susie Bannon (Dakota Johnson) entra a far parte della misteriosa scuola di danza di Madame Blanc (Tilda Swinton) proprio nei giorni in cui la banda Baader-Meinhof dirotta un aereo della Lufthansa prendendone in ostaggio i passeggeri e vicina alle idee dei terroristi è anche una delle ballerine della scuola, Patricia (Chloe Moretz). La stessa scuola di danza di Madame Blanc, ben diversa dallo spettrale edificio scelto da Dario Argento, assimilabile quasi a un castello di qualche tetra fiaba, è una grigia costruzione che si erge a fianco del Muro.

Per immergere lo spettatore in questo contesto, Luca Guadagnino si prende tutto il tempo necessario creando perfino una storia parallela e distinta dall’ingresso di Susie Bannon nella scuola di danza. Storia che coinvolge un anziano psicanalista a cui Patricia si è rivolta in cerca di aiuto, immerso nei ricordi del passato e afflitto dalla perdita della moglie, scomparsa nel nulla durante la Guerra. Il contesto socio-politico penetra nel quotidiano della scuola di danza, perfino le streghe che vi insegnano commentano le gesta della banda Baader-Meinhof a colazione alternando la visione del tg alle loro raccapriccianti pratiche. L’andamento del film presenta un’insolita lentezza, dedicando ampia attenzione a location, paesaggi e personaggi. A interrompere questo status quo intervengono improvvise accelerazioni in coincidenza con le raccapriccianti scene che tanto hanno terrorizzato gli spettatori che le hanno viste in anteprima al Cinema-Con la scorsa primavera.

“A Rainy Day in New York”, il film di Woody Allen che purtroppo non vedremo mai.

Sono poche le certezze che ci accompagnano ormai da una vita: che ogni Natale in tv c’è Una poltrona per due; che ogni quattro anni ci sono le Olimpiadi; che l’Italia parteciperà ai Mondiali. Ah, no, quest’anno siamo fuori. Va be’, che ogni anno esce un film di Allen. Come? Non esce nepprue un film di Allen?

Ebbene sì, è successo. Il movimento #MeToo ha fatto cadere un’altra testa. “A Rainy Day in New York”, l’ultima fatica del regista newyorkese, con Jude Law, Elle Fanning, Timothée Chalamet non uscirà al cinema, né in streaming, né quest’anno e né (a meno che qualcuno non ne acquisti i diritti di distribuzione, cosa improbabile) mai.

Le cause risiedono da una parte nel passato di Allen: le accuse da parte di Mia Farrow e Ronan Sinatra, ehm, Farrow, di aver molestato la figlia adottiva Dylan Farrow, accuse per le quali non esistono prove e non sono state emesse condanne; e dall’altra nella trama del film: due giovani, di cui una quindicenne, sono in vacanza a New York, i due incontrano un uomo di 44 anni, e tra la ragazzina e l’uomo scoppia la passione. Ehi, chi ha detto Lolita? Queste cose non si fanno!

Una parte del cast che ha recitato nel film, dopo aver saputo delle recentissime accuse ad Allen, datate 1992, ha dichiarato che non lavorerà più con il regista e si pente di averlo fatto, in particolare parliamo di Griffin Newman, Rebecca Hall e Timothée Chalamet. Timothée Chalamet? Lo stesso che ha recitato in quel film dove un ragazzino se la fa con un trentenne? No, magari è un omonimo.

Amazon, società che detiene i diritti sulla distribuzione del film, ha deciso di bloccarne l’uscita temendo delle ripercussioni. Allen era solito finanziarsi i film vendendo i diritti sulla distribuzione, generalmente in Europa (Francia e Italia) dove è più apprezzato, mentre negli ultimi anni si era rivolto alla madre patria, trovando asilo appunto ad Amazon.

Attualmente il regista si trova scaricato da produttori, distributori ed attori, con un film già girato che non può uscire, e con altri soggetti nella sua famosa scatola da scarpe nel cassetto che non possono essere girati, non proprio una situazione idilliaca per un uomo di ormai 82 anni.

Voi cosa ne pensate, riusciremo ancora a vedere un film di Woody Allen?

Wynona Rider è convinta di essere sposata con Keanu Reeves da 26 anni: le nozze sul set di “Dracula”.

Sono passati 26 anni dall’uscita di “Dracula di Bram Stoker” di Francis Ford Coppola. Durante un’intervista, Winona Ryder ha rivelato di essere convinta che durante le riprese del film, lei e il co-protagonista Keanu Reeves si siano sposati veramente. L’attrice ha infatti ricordato che per filmare la scena delle nozze tra Mina Murray e Jonathan Harker, il regista ingaggiò un vero prete, che guidò i due a pronunciare il fatidico “sì”.

Winona Ryder e Keanu Reeves sono impegnati in questi giorni con la promozione del nuovo film “Destination Wedding”, commedia romantica dove interpretano due invitati a un matrimonio.

E a proposito di matrimonio l’attrice ha ricordato: “Vi giuro su Dio che noi siamo sposati nella vita reale. In quella scena Francis ha usato un vero prete, abbiamo girato la sequenza facendo la cerimonia per intero, quindi sì, penso che siamo davvero sposati”. E ha rievocato le sue perplessità a Keanu Reeves: “Non te lo ricordi?”. E come se non bastasse, ha aggiunto: “È stato nel giorno di San Valentino!”. E l’attore le ha fatto eco: “Oh mio Dio! È vero! Siamo sposati!”.

I migliori film che ogni fotografo deve vedere

Il Portiere di Notte – The Night Porter618x332x2.jpg
Questo film sarà sempre controverso. Dovete vederlo per capirne il motivo. Per me, le luci sono fantastiche. È una storia contorta e oscura, ma la protagonista femminile, Lucia, il cui nome significa “luce”, e il senso di colpa del protagonista maschile che ha paura della luce, aggiungono molto intrigo anche per me. Ho guardato questo film talmente tante volte, ma ogni volta noto qualcosa di nuovo. Alfio Contini ha illuminato magnificamente questa storia oscura.

Il Padrino – The Godfather1024x768x2.jpg
Film epico di Francis Ford Coppola che rimarrà nella mia top 10 dei film di sempre. La storia, gli attori, la direzione artistica, sono tutti fantastici in questo film. Ma le luci sono impeccabili. Ricordo la prima volta che l’ho visto. La prima scena mi ha catturato. Le luci mi hanno catturato. Gordon Willis è sempre stato uno dei miei direttori della fotografia preferiti. Ha realizzato le luci anche per i miei film preferiti di Woody Allen, “Manhattan” e “Io e Annie”. E ha realizzato le luci per uno dei miei film preferiti di sempre: “Klute”. Lo metto in sottofondo quando lavoro al mio computer stando a letto.

 

A Venezia…un Dicembre Rosso Shocking – Don’t Look Now300x450x2.jpg
Anthony B. Richmond: GENIO! Ha realizzato anche Il Pianista che ha delle luci fenomenali. Guardo “A Venezia…un Dicembre Rosso Shocking” circa una volta l’anno. La storia è inquietante ma le luci ci portano a provare comprensione per i personaggi e il dolore che provano per la perdita della figlia. Vederlo è d’obbligo.

Sconosciuti sul Treno – Strangers on a Train457x755x2.jpg
Non possiamo dimenticare Hitchcock. E c’è così tanto da imparare sulla fotografia e il fare film guardando i suoi lavori. Ho menzionato “Sconosciuti sul Treno” ma Robert Burks, il primo direttore della fotografia di Hitchcock, ha diretto anche “La donna che visse due volte – Vertigo”, “Uccelli – Birds”, “Intrigo internazionale – North by Northwest”, “Caccia al ladro – To catch a thief”, etc. etc. E c’è molto da imparare da tutti questi film. Se 4 dei film che ho appena menzionato hanno vinto un Oscar o una nomination, dobbiamo studiare il direttore della fotografia, meritevole di rispetto. E anche se non guardo film di Hitchcock regolarmente, lo facevo quando frequentavo l’Art Center e studiavo per la prima volta le luci.

 

Barry Lyndon (1975)

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Ok, chi di voi là fuori ha una lente f 0.7? Bene, tra i fotografi di scena che conosco nessuno ha una tale tesoro e anche nella riccamente finanziata industria cinematografica, un così straordinario pezzo di vetro è molto raro, probabilmente limitato a uno solo – quello che il regista Stanley Kubrick ha usato per filmare le persistenti scene a lume di candela di Barry Lyndon. Per questi momenti, Kubrick aveva un obiettivo 50mm costruito per la NASA dalla Compagnia Carl Zeiss modificato con un adattatore Kollmorgen usato nelle macchine fotografiche. Con l’illuminazione delle candele non è stata usata luce artificiale. La luce calda generata dalle candele crea un’avvincente aspetto pittorico che ricorda Thomas Gainsborough e altri artisti dell’era in cui questo film è ambientato.

 

L’Ultimo Imperatore – The Last Emperor (1987) 263x353x2.jpg
Bernardo Bertolucci ha affrontato un’enorme sfida quando decise di affrontare la vera storia di Pu Yi, l’ultimo sovrano della Dinastia Ching antica 300 anni. Abbracciando il periodo dal 1908 al 1967, Bertolucci riuscì a trasformare la storia di Pu Yi in un avvincente (e tragico) epico storico.

Uno degli attrezzi cinematici più efficaci nel film è l’uso dei colori. Bertolucci e il direttore della fotografia Vittorio Storaro hanno utilizzato tavolozze di colori specifici per rinforzare simbolicamente e illustrare gli stati d’animo. Infatti, è stato detto che la vera stella del film sia la direzione della fotografia di Storaro e certamente un così deliberato e brillante uso dei colori è una delle ragioni per cui il film ha vinto molti Academy Awards incluso Miglior Fotografia. Il film serve anche a ricordare il potere dei colori per influenzare la reazione dello spettatore.

 

Il Terzo Uomo – The Third Man (1949)

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Dopo aver già scritto del glorioso uso dei colori in alcuni film, è confortante ricordare la magia dell’antiquato bianco e nero – è soltanto una magia differente. Nessun film lo illustra meglio di Il Terzo Uomo, un thriller che, oltre che una grande storia, offre una fotografia cupa che ha vinto l’unico Academy Award del film (nonostante avesse tre nomination).

Ho visto questo film recentemente per la quarta volta, dopo non averlo visto per molti anni, e sono contento di scoprire che questo classico non ha perso un briciolo del suo fascino. Se non è il mio film in bianco e nero preferito, è certamente un contendente. (Non sono il solo: Il British Film Institute lo ha votato come miglior film inglese del 20esimo secolo.) È stato il primo film che ho visto con l’angolo di ripresa inclinato così che le inquietanti composizioni inclinate aumentano la suspense di alcune scene. Le distorsioni del grandangolo e la profondità di campo contribuiscono a un’inesorabile suspense ma niente afferra l’attenzione dello spettatore più delle lunghe ombre e il suggestivo uso delle luci e ombre che danno al film immagini accattivanti e un intrigo da incubo.

Per quanto riguarda me, io sono abbastanza parziale per Last Train Home. E voi ragazzi? Quali film amate rivedere quando siete a corto di ispirazione per le vostre fotografie?

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